THE VOID – IL VUOTO

 

 

un agente di polizia incontra un giovane in una strada isolata. E’ ferito, coperto di sangue. Per curarlo l’agente lo porta all’ospedale più vicino, un vecchio nosocomio in dismissione a causa di un incendio dove lavora anche l’ex moglie dell’agente. Presto lo staff e i (pochi) pazienti si troveranno assediati all’esterno da misteriose figure incappucciate, intenzionate ad impedire l’uscita dei malcapitati, e all’interno da infernali scremature.

Dio benedica Netflix America! Siccome da queste parti un certo cinema, in sala, ormai me lo posso scordare, le benedette trascorse vacanze mi han permesso, tra l’altro, di sfruttare le grandi potenzialità del lato ammerigano di Netflix, recuperando, tra l’altro, il tanto chiacchierato “The Void”.

Quando si parla di cinema horror, penso sia necessaria una estrema cautela. Si tratta, a mio parere, di un genere con davvero moltissime sfumature e a cui, generalmente, ci si approccia in modo molto personale. Alcune pellicole poi, recentemente mi viene in mente “Le streghe di Salem” di Rob Zombie, hanno scatenato veri e propri, nonché a volte eccessivamente infuocati, dibattiti.
E io comincio sinceramente a sentirmi decisamente troppo vecchia per certe stronzate.

Quindi cercherò di commentare il debutto di Gillespie e Kostanski che ha scatenato entusiasmo ovunque, con serenità e pacatezza in quanto io, questi entusiasmi, sinceramente non li ho proprio capiti.

Non si tratta di un brutto film, nel genere c’è decisamente di peggio, ma qualche perplessità alla fine la lascia. I due, non proprio sprovveduti, hanno curato make up e direzione artistica di parecchi film, di questo bisogna darne il merito, omaggiano tanto film di genere caro a noi “giovani degli anni ottanta”.
Soltanto in un modo così pesantemente derivativo da rasentare il plagio.
L’inizio è sfolgorante.
Un tributo grande come una casa a John Carpenter, atmosfere, ambiente, personaggi, musica persino rimandano, ma sarebbe meglio dire gridano, a “Distretto 13” ed altri capolavori del maestro.
Peccato l’entusiasmo sia scemato man mano che il film andava avanti e spesso al posto del disgusto cercato dai due arriva lo sbadiglio.
Perché dopo Carpenter passano si a salutare gente come Barker, capace di popolare i miei incubi di ragazzina, o Stuart Gordon, ma dal momento in cui compaiono mostri e sangue, ho trovato “The Void” decisamente meno interessante.
Da appassionata non si può che apprezzare l’uso di effetti speciali “artigianali” a base di trucco, animatroni e pupazzi, disgraziatamente però i due oltre il festival gore, tra l’altro sempre in penombra, non vanno.
“The Void” alla fine mi è parso incredibilmente confuso, Gillespie e Kostanski buttano nel calderone personaggi e situazioni un pochino a casaccio. Il risultato potrebbe, o vorrebbe, essere una gigantesca metafora gore sulla impossibilità di andare avanti dopo il più terribile dei lutti.
Purtroppo Gillespie e Kostanski hanno buone idee ma sembrano tenere il freno a mano tirato. Imboccano tante strade senza portare da nessuna parte, buttano nel calderone vita, morte, miracoli, rinascite e un cattivissimo grottesco quasi da barzelletta. Insomma, bene ma non benissimo. Tanta tecnica e buon mestiere, in attesa di mettere entrambi al servizio di una storia migliore.

Comments

  1. Cassidy

    Questi due ragazzacci stanno ancora sotto le “Gonnelle” dei loro registi del cuore, che poi sono quelli giusti, se mi omaggio così apertamente Carpenter, sei amico mio. Ma appena si smarcheranno, questi due faranno grandi cose, ne sono certo 😉 Cheers!

  2. Post
    Author
    Beatrix Kiddo

    Spero di vederli anche io di nuovo presto all’opera con qualcosa di un po’ più originale però…

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